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WANDERMAPS
Maps for compulsive wanderers

«Capisco», riassunse Bouvard, «il Bello è il Bello,
ed il sublime il Bellissimo. Ma come distinguerli?»
«Col discernimento».
«E il discernimento da che procede?».
«Dal gusto!».
«E il gusto che è?».
«Lo si definisce: un giudizio istintivo, un intuito:
la possibilità di distinguere alla prima certi rapporti».
«Insomma, il gusto è il gusto; ma tutto questo non
dice come si può arrivare ad averne».
Gustave Flaubert, Bouvard e Pécuchet

Da tempo, in effetti da anni, gioco con l’idea di
articolare lo spazio della vita – bios – in una mappa.
Walter Benjamin, Cronaca berlinese

 

«Ho ideato un sistema di segni, e la base grigia di queste mappe si colorerebbe se vi venissero indicate in modo chiaro e distinto le abitazioni dei miei amici e amiche….».
Da qui, sembra quasi inevitabile partire da qui… Da questa rete di luoghi che si colorerebbero via via, dispiegando davanti agli occhi i “differenti cerchi della memoria” di Benjamin, fissando nostalgicamente sulla carta gli spazi della cronaca berlinese di Benjamin, della Berlino intimamente vissuta, ricordata, pianificata da Benjamin.

Ho immaginato un sistema incerto di forme vuote, contorni provvisoriamente svuotati da linee, punti, colori.

cinque lingue, schizzi, rappresentazione

Ho concepito di riempirli con un intrico di fili come di matassa, che intersecano e mettono in contatto luoghi e posizioni… Ho supposto che ogni tinta di colore vi inscrivesse una posizione differente, e tinta dopo tinta più posizioni differenti, come di strade percorse e ripercorse, di cammini esplorati e riesplorati, di luoghi attraversati e riattraversati, luoghi che non tanto rispecchiano una realtà che deve essere decifrata, descritta, inventariata, ma raccontano delle soggettività che li hanno percorsi, esplorati, attraversati, che li percorrono, li esplorano, li attraversano, che li percorreranno, li esploreranno, li attraverseranno.
Finché dai segni lasciati a terra non risulti un tragitto, un percorso (una vita?), dove gli affetti risuonano nei luoghi e i luoghi riverberano negli affetti…

quattro lingue, strade, radici, movimento

Ho tracciato una mappa, un insieme di mappe affettive, sentimentali, intime, in cui uno spazio aperto, fluido, permeabile lambisce e interagisce con lo spazio esterno alla figura, e in quel territorio tra, in mezzo, dove io è un altro, cessa di essere di chi l‘ha tracciato e passa di mano, e poi di mano in mano, definitivamente…

mappe itinerarie, picta, affettive, atlante

Mappe di viaggio per viaggiatrici e viaggiatori, flâneuses e flâneurs, per viaggiare anche sul posto all’occorrenza, che se traducono (tradiscono?) in segni grafici l’esperienza dello spazio di chi le ha generate, si mettono anche nel posto di chi guarda, inscrivono chi osserva nel paesaggio…

Mappe emotive per emotivi, dove l’emozione – dal latino emovere – si esprime ancora come movimento, movimento dall’interno, moto appunto, che fa uscire fuori il proprio mondo e, reciprocamente, porta dentro il mondo; dove questo moto resta impresso, inciso sulla mappa, con tutti i pensieri, le impressioni, i desideri, i sommovimenti, gli appetiti, le predilezioni che trasporta… e la mappa riorganizza e “ricrea sempre di nuovo” quelle percezioni, quelle esperienze, quelle reminiscenze a solo beneficio del tempo presente.

Mappe del gusto per gustanti, che traduce sapienti, perché sapere discende da sapore e il sapore conduce il sapere, un sapere che non si sa di sapere, come avviene quando “tutto si è mosso”, tutto è stato rimosso e nessun dettaglio può restituire il passato, riattivare il ricordo, far riemergere un momento trascorso, scolorito, disgregato o (persino) dissolto più fedelmente, più persistentemente di un certo sapore e di un certo odore, le fondamenta – sostiene Proust – su cui poggia “senza tremare … l’immenso edificio del ricordo”.

Mappe della memoria per rimemoranti, allora. Memoria di un tempo, andato, e di un luogo, altrove. Memoria di un non so cosa e di un non so perché e tuttavia era bello; memoria di un piacere soggettivo e privato, o di un sottile dispiacere personale e particolare.
Memoria di un “gusto dello spirito” e di un “gusto del corpo” e, insomma, di uno stato d’animo, di un sentimento e della peculiare lingua che lo parla…

La lingua e il cuore … il cuore e la lingua …
Mi figuro questa prossimità: la lingua e le vie del gusto che la innervano di topografie sensibili, il cuore e il groviglio di affetti che vi scorrono e scorrono e scorrono, irriducibilmente …
Questa prossimità è la (mia) mappa…

lingue, cuore, arterie, freccia, rosso                                    And this is not a heart. Ceci n’est pas un coeur. Esto no es un corazón.
                                   No, questo non è un cuore. Eppure …