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L’essere che chiamo “io”, tu puoi chiamarlo  Alice.

 

Come quella a cui si spalancano le porte del mondo delle meraviglie.
Come quella che non abita più qui.

 

Alice viaggia, sogna a occhi aperti e legge; legge, sogna davanti agli schermi
illuminati e viaggia (and still, the urge and urge of traveling) e, sempre continuando a viaggiare, si porta la casa sulla schiena.

 

E come Amalfitano, che per fortuna ha letto e può ancora leggere, dubita e ricorda.